IL BLOG

Perché ho dato vita a questo blog? Perché ho deciso di scrivere?

Primo Levi in “Perché si scrive” ( https://ilmestierediscrivere.com/2010/12/12/primo-levi-perche-si-scrive/ ) ha individuato e commentato nove motivazioni precisando, peraltro, che chiunque si accinga a scrivere non avrà difficoltà a scovarne altre. Non mi sono riconosciuto nella tassonomia proposta da Levi, ma la sua riflessione mi è utile, in negativo, per sgombrare il campo da possibili motivazioni che non sono le mie.

Seguendo la categorizzazione di Levi, posso dire che non scrivo

  • perché ne sento l’impulso o il bisogno: al contrario, scrivere mi costa molta fatica, sono ipercritico e impiego molto tempo; ancora non ho superato il panico della pagina bianca;
  • per divertire o divertirmi: mi occupo di temi che non sono affatto divertenti; non mi diverto a scrivere e tanto meno mi interessa divertire il lettore;
  • per insegnare qualcosa a qualcuno: al contrario, come preciserò fra poco, il mio obiettivo è insegnare a me stesso; quando scrivo non ho in mente un “narratario”, come invece fanno i professori universitari pensando ai colleghi che leggeranno i propri saggi. Inevitabilmente qualcuno leggerà i miei scritti: saranno sicuramente in numero inferiore ai 25 lettori cui, con falsa modestia, si rivolge Alessandro Manzoni nel primo capitolo dei Promessi Sposi. A loro non mi riprometto di insegnare l’economia dell’Unione Europea. Anche perché nella mia attività accademica mi sono occupato di tutt’altro. Mi sono occupato di temi aziendali: gestione della finanza d’impresa e gestione delle banche. Da quando mi sono avvicinato alla pensione ho cambiato radicalmente il campo dei miei interessi e non pretendo per questo di essere diventato un economista. Mi piace tuttavia pensare che seguendo i miei percorsi di lettura e di analisi qualcuno possa essere stimolato ad avvalersi del beneficio del dubbio, a non aderire passivamente alle idee ricevute, alle ideologie che coprono interessi di parte, ai luoghi comuni, alla propaganda mediatica. A pensarci bene, è il miglior insegnamento che un docente possa impartire. Per questo motivo, il blog prende il nome dalla “macchina di Erone” ed ha come immagine iconica il tempio di Serapide in Alessandria d’Egitto. La spiegazione sta nella sezione del menù denominata “Erone”;
  • per migliorare il mondo: ce ne sarebbe tanto bisogno, ma è una motivazione troppo alta per le mie capacità di contribuire; “vaste programme” direbbe De Gaulle. «Signor generale, lei non può accettare la proposta di governare la Francia senza prima fucilare tutti gli imbecilli». Si narra che Charles de Gaulle riflettesse a lungo prima di scartarla come eccessiva: «Vaste programme», disse. E passò a progetti più solidi;
  • per far conoscere le mie idee: leggo molto e sono un collettore di idee altrui; qualche rara volta mi capita di farmi un’idea mia, ma spesso, a pensarci, mi accorgo che ho soltanto assemblato e metabolizzato idee altrui condividendole e facendole mie; non saprei dire quante e quali idee originali mi sia capitato di formulare. E, poi, ho sempre pensato che il mondo dell’economia e della finanza è stato, ed è tuttora, popolato da giganti capaci di idee innovative ed illuminanti. Prima di azzardare qualche opinione personale, è necessario ascoltarli; poi, salendo sulle loro spalle, ci si può proporre di vedere più lontano. Ascoltarli è un presupposto non dispensabile ed è un percorso molto lungo: ho ancora molta strada da fare e non ne vedo la fine;
  • per liberarmi da un’angoscia: non ho intenzione di fare un blog-confessionale e tanto meno un blog-divano di Freud; non ho intenzione di parlare di me e dei miei problemi esistenziali;
  • per diventare famoso: va bene dai, passiamo alla prossima;
  • per diventare ricco: anche qui passo;
  • per abitudine: scrivo soltanto se ho un’idea che, a mio modo di vedere merita di essere sviluppata; ci sono persone che scrivono perché devono, perché non sanno trattenersi neppure quando non hanno molto da dire. Concordo con Levi: questa è la motivazione più triste.

Allora, ecco la mia motivazione. Ecco perché scrivo: ché non fa scienza, sanza lo ritener, aver appreso (Dante, Paradiso, V, 41-42). Forse sono condizionato dalla ricorrenza dei 700 anni dalla morte di Dante, ma dovrei anche aggiungere: quando amor mi ispira, noto; ed a quel modo ch’e’ ditta dentro vo significando.

E’ una convinzione che ho maturato in 40 anni di insegnamento e di attenzione ai processi di apprendimento. Leggere, ascoltare, comprendere e apprezzare nuove idee, nuovi concetti, dà spesso l’illusione di aver imparato. Alla prova dei fatti, quando magari ci si propone di ripetere, di condividere con altri quel che si ritiene di aver imparato, ci si accorge di non aver pienamente “ritenuto”; ci si accorge di inciampare su qualche passaggio logico che sembrava acquisito.

Rem tene, verba sequentur” (possiedi i fatti, le parole sguiranno). E’ una sentenza di Marco Porcio Catone (il Censore): non dovrai preoccuparti più di tanto della scelta delle parole se hai “ritenuto” la materia che intendi trattare; le parole verranno, chiare e comprensibili, senza doverle cercare. Ma, attenzione: “Voi che scrivete, prendete un argomento pari alle vostre forze, e valutate bene cosa le vostre spalle possono portare e cosa no. Se uno sceglie l’argomento secondo le forze, non gli mancherà né la facondia, né la chiarezza“. (Orazio, De arte poetica liber, 38-41).

Il modo migliore per apprendere, per riflettere, è mettersi nella condizione di poter esporre ad altri sapendo organizzare l’esposizione con rigore e chiarezza. A questo scopo non basta scrivere appunti per “fermare” i concetti, per portarli in qualche modo dallo stato della volatilità allo stato solido. Non basta “privatizzare” nei propri appunti, è necessario “pubblicare” perché soltanto esponendosi al vaglio di terzi si è fortemente stimolati alla riflessione, al rigore logico e formale, alla piena padronanza del tema. Ricordo studenti che durante la lezione scrivevano, a testa bassa, tutto quello che la velocità di scrittura consentiva loro di appuntare. Potevano così concludere parlando con i compagni: “non ho capito niente ma ho scritto tutto”.

Ecco perché ho sperimentato modalità didattiche nelle quali lo studente è chiamato a preparare e a tenere una lezione agli altri studenti e ho anche introdotto modalità di apprendimento basate sui modelli della classe capovolta e della simulazione d’impresa. Ma non è di questo che scriverò nel mio blog.

Pubblicherò appunti dalle mie letture. Il blog sarà il deposito, l’archivio, dei miei appunti: li raccoglierò nella sezione “POST”.

Raccoglierò nella sezione “ARTICOLI” scritti che mi sembrano aver raggiunto un livello di presentabilità adeguato alla pubblicazione su quotidiani, siti web e riviste.

Nella sezione “UN PERCORSO” proverò, in futuro, a creare un percorso a tappe, organizzando, in una sequenza logica ed organica, le idee che ho raccolto e presentato in seminari e convegni e nel corso delle lezioni che ho tenuto presso il Collegio Europeo e presso la LUSC, la Libera Università del Sapere Critico, sul tema della governance economica dell’Unione Europea e i riflessi sull’economia dell’Italia.  

Nella categoria “DAL WEB” archivierò:

  • OPINIONI” tratte dalle rassegne stampa e dai siti che frequento. Siamo subissati di informazioni e commenti: credo che possa essere utile selezionare le informazioni più rilevanti (per me) accompagnate da commenti che aiutano veramente a capire;
  • uno spazio lo dedicherò agli “AFORISMI“: spesso sono “lampi” di genio, scintille che hanno la capacità di “illuminare” il pensiero;
  • sotto la voce “LA BOCCA DELLA VERITA’” raccoglierò dichiarazioni e testimonianze di personaggi che aiutano a capire verità che il sistema tende a nascondere.