TUTTO IL MERCATO POSSIBILE, TUTTO LO STATO CHE SERVE

Il titolo di questo post riprende un aforisma richiamato da Marco Baldassari nel video sotto riportato. L’autore è Ludwig Erhard. La citazione è tratta dal libro di Colin Crouch, Il potere dei giganti. Come ogni aforisma, il titolo costituisce un lampo di luce, un flash istantaneo che illumina per un attimo e favorisce una seppur parziale e fugace opportunità di orientamento nell’oscurità. Trovo in questo aforisma una geniale sintesi estrema alla quale è possibile ricondurre il fenomeno del neoliberalismo, un fenomeno ultra complesso, leggibile attraverso diverse discipline, un fenomeno che ha avuto teorizzazioni e manifestazioni concrete molto differenziate, un fenomeno difficilmente riconducibile ad una categoria concettuale onnicomprensiva. Le parole richiamate da Baldassari costituiscono un intelligente minimo comun denominatore al quale è possibile ricondurre la complessità del fenomeno neoliberalismo.

Del fenomeno neoliberalismo e dell’approccio proposto dal nostro libro sono stato invitato a parlare, insieme a Marco Baldassari e a Marco Adorni, dalla Sezione di Parma di “Ancora Italia”. Raoul Ray ci ha chiesto, in primo luogo, di indicare le motivazioni che stanno a monte del libro, un libro che esprime un intento conflittuale ed aggressivo, una controreazione belligerante nei confronti dell’ideologia dominante: “per noi il neoliberalismo è il nemico. Questo semplice principio rappresenta il primo assunto che ci ha guidato nella stesura di questo agile volumetto, il cui senso si perderebbe se venisse spogliato di questa sua concezione realmente e volutamente aggressiva” (dalla quarta di copertina del libro).

Lo ha spiegato efficacemente Marco Adorni, nel video sotto riportato, richiamando il pensiero di Mario Tronti, “Lo spirito che disordina il mondo” (qui): “stare in pace con se stessi, oggi, vuol dire entrare in guerra con il mondo“.

Ciò che abbiamo voluto fare con questo nostro piccolo contributo è tornare a ragionare in termini politici. E’ questo il nucleo della questione: il neoliberalismo ha depoliticizzato l’economia e la società. O, meglio, si è servito della politica ed è riuscito a portarla a bordo del progetto finalizzato a realizzare tutto il mercato possibile e tutto lo Stato che serve. E ciò con l’obbiettivo di instaurare un ordine nel quale la politica economica, sottratta alla sovranità statale e quindi alla sovranità popolare, è sostituita dalle regole politiche cristallizzate nel trattato di Maastricht mettendole, una volta per tutte, al riparo dal processo elettorale (come efficacemente spiegato da Mario Monti). Come ho cercato di evidenziare nella mia relazione, abbiamo assistito ad un paradosso: le forze partitiche hanno supportato attivamente un progetto finalizzato a sottrarre ai partiti stessi la cassetta degli attrezzi necessari per condurre scelte politiche alternative. Ormai il confronto politico è diventato una semplice schermaglia all’interno dell’ “unico neoliberale”; perciò i partiti che si definiscono di destra e di sinistra sono, in realtà, partiti per molti aspetti speculari, sono partiti che, privi degli strumenti per governare, non possono modificare in nulla la logica neoliberale per quanto riguarda la gestione dell’economia e l’effettività dei diritti sociali.

Seguendo l’indicazione di Marco Adorni riprendo diffusamente (e talora anche letteralmente) alcuni concetti espressi da Mario Tronti particolarmente utili per inquadrare le motivazioni che stanno a monte del libro. Nel passato, scriveva Tronti, abbiamo conosciuto forme diverse di violenta oppressione totalitaria. Oggi siamo di fronte a una forma di servitù volontaria che investe le nostre società (che con un evidente ossimoro amiamo definire liberal-democratiche) nelle quali veniamo indotti a dare un libero assenso a chi comanda. Quelli che comandano non sono i governi, i parlamenti, i partiti: questi sono attori supplenti, attori flessibili se non precari, infatti ci sono e poi non ci sono più e ce ne sono altri al posto loro. Quello che ci comanda è la logica di sistema che viene imposta dall’ordine neoliberale, l’ordine del mercato e del capitale. Questo è il potere reale che ci comanda. E noi cosiddetti cittadini siamo sudditi di questo potere. Un potere che ci vuole “individui” resilienti intenti a perseguire con razionalità economica il nostro interesse personale, a coltivare e a mettere a frutto il nostro “capitale umano” in una dimensione assolutamente individualistica e a-sociale e, quindi, a-politica. Quelle che vengono comunemente definite democrazie occidentali sono, in realtà, dittature del neoliberalismo. Le vecchie dittature noi le individuavamo nella figura del dittatore, una figura esistenziale, personale, che le rendeva riconoscibili. Tutti sapevano di vivere sotto una dittatura. La dittatura del neoliberalismo non ha una figura personificata e quindi è difficilissima da essere riconosciuta come tale; si vive nella dittatura del mercato convinti di essere in una democrazia politica, questa è la condizione in cui siamo oggi.

Come ho ricordato nel mio intervento (servendomi delle parole di Sergio Mattarella) accade che: “in tutto l’Occidente è in corso un processo per cui i veri centri di decisione rischiano di trasferirsi fuori dalla politica […] Esiste davvero il pericolo che la politica diventi una sovrastruttura che galleggia su altri centri di potere né palesi né responsabili. La politica, invece, dev’ essere un punto alto di mediazione nell’interesse generale. Se la politica non è in grado d’esser questo, le istituzioni saltano e prevale chi ha più forza economica o più forza di pressione, che è poi lo stesso” (intervista a Repubblica del 7 febbraio 1989 qui). Sono parole illuminanti, ma sono parole pre-Maastricht. Ci aiutano a capire come il neoliberalismo, facendo leva sull’architettura istituzionale dell’eurozona, sia stato capace di portare a bordo la politica per realizzare un progetto che è a-politico. Mattarella è lo stesso che, anni dopo, ha respinto la candidatura di Paolo Savona a ministro del governo Conte 2, “nomina che non sarebbe stata gradita ai mercati“. Ed è lo stesso che ha definito gelidi antipatizzanti coloro che oggi propongono le stesse considerazioni che lui proponeva nel 1989. Dice Mattarella: “nei vari Paesi europei vi sono tanti – come definirli – tanti gelidi antipatizzanti dell’integrazione dell’Unione. Si diano pace: questi strumenti resteranno, non si può tornare indietro!” (qui).

Resta da capire come si possa essere caldi simpatizzanti di un ordine politico i cui massimi rappresentanti si esprimono in questo modo:

  • “non ci può essere nessuna scelta democratica contro i Trattati europei” (Jean-Claude Junker, Presidente della Commissiome europea);
  • “le elezioni non cambiano niente ci sono delle regole” (Wolfgang Schauble, Ministro delle finanze tedesco);
  • “sbagliato credere che un risultato elettorale possa cambiare la struttura dell’Unione Europea” (Jeroen Dijsselbloem, Presidente dell’Eurogruppo);
  • “i mercati insegneranno agli italiani a votare nella maniera giusta” (Gunther Oettinger, Commissario UE);
  • “non cambiamo la nostra politica in base alle elezioni” (Jyrki Katainen, vice Presidente della Commissione europea);
  • “poteri economici sovranazionali tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico” (Sergio Mattarella messaggio al Parlamento 3 febbraio 2022);
  • “l’UE è diventata il capro espiatorio su cui scaricare l’impopolarità dei sacrifici, ma in questo modo l’impopolarità viene portata più lontano, più al riparo dal processo elettorale” ( Mario Monti, senatore a vita e già commissario europeo).

Come Marco Adorni ha indicato conclusivamente, siamo all’interno di questo ordine e, all’interno di questo, abbiamo scritto “Lessico del neoliberalismo” per “entrare in guerra con il mondo” con l’intento di dare un piccolo contributo a dis-ordinare il mondo dal basso, ma anche “per stare in pace con noi stessi” secondo il monito di Mario Tronti.

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