Libero mercato e concorrenza: dal mito alle proposte di politiche concrete. Il caso delle mascherine Ffp2.

A corredo della precedente nota in tema di concorrenza, richiamo in questo post un caso esemplare che può essere utile per riscontrare, nel concreto, quanto ivi argomentato. Mi riferisco in particolare al metodo di analisi tipico della teoria economica e alla possibilità che questa si presti a generare schemi ideologici e veri e propri miti, utili a supportare l’ideologia liberista e a suggerire e a legittimare linee d’azione da essa ispirate. Accade cioè che il lavoro degli economisti non si limiti ad indagare sul “come ” pensare ai fatti dell’economia, ma vada ben oltre e ci dica “che cosa” dobbiamo pensare e come dobbiamo comportarci di conseguenza.

Lungi dal promuovere maggiore capacità di analisi della realtà e spirito critico, l’economia “dei manuali” prende spesso le forme di un esercizio astratto e autoreferenziale, o peggio di una celebrazione acritica di discutibili – e per nulla scientifici – orientamenti ideologici “. (Emilio Carnevali, sbilanciamoci.info 19.05.2020)

Tutti gli economisti, bravi o meno bravi che siano, hanno “schemi ideologici”. Alcuni lo ammettono, altri lo nascondono, altri se ne vergognano, altri ancora non lo capiscono. Sarebbe bene, invece, che ognuno chiarisse i propri presupposti in piena trasparenza” (Andrea Boitani, dalla sua pagina Twitter).

Il neoliberismo ha cavalcato e diffuso l’idea che ci sia un campo “oggettivo” dell’economia nel quale la logica della politica non deve intromettersi. E’ questa “la più falsa delle ideologie borghesi, quella che gli economisti furono i primi a sostenere nelle loro teorie: la separazione tra politica ed economia” (C. Mattei, Operazione austerità. Come gli economisti hanno aperto la strada al fascismo, pag.113).

In realtà, in economia non ci sono teorie giuste e teorie sbagliate, ma in relazione ai fenomeni economici ci sono interpretazioni differenti che possono portare ad interventi politici anche molto diversi, più o meno condivisibili alla luce di diverse visioni del mondo. “L’economia quindi non è la scienza della realtà economica quale è ma quale gli uomini la vogliono costruire . . . l’economia quindi non è una scienza se non in quanto è una pratica, una volontà, una forza che si realizza” (A. Gramsci, cit. da C. Mattei, ibidem, pag.108).

J. Robinson ha scritto che “per fare un buon uso di una teoria economica, dobbiamo anzitutto fare la cernita tra gli elementi propagandistici e gli elementi scientifici; poi, verificando con l’esperienza, vedere quanto appare convincente la parte scientifica e, in definitiva, combinarla con le nostre stesse idee politiche. L’oggetto dello studio dell’economia non è di acquisire una serie di risposte preconfezionate alle questioni economiche ma di apprendere come evitare di essere ingannati dagli economisti” (cit. da F. Saraceno, La scienza inutile, pag.167).

In altre parole, “Personalmente, ritengo che studiare economia sia come imparare il karate o una qualsiasi arte di auto-difesa. Innanzitutto, è molto più coinvolgente e profonda di quanto si pensi di solito. Ma soprattutto insegna la chiarezza di pensiero su una vasta gamma di domande e problemi della nostra vita, un’’abilità essenziale per difendersi dalla confusione spesso insopportabile di opinioni illogiche e non documentate che animano il nostro dibattito pubblico. Lo studio dell’’economia aiuta a sfatare luoghi comuni e pregiudizi, a vedere le conseguenze inattese delle cose” ( T. Monacelli, Studiare Economia? Vale la pena ).

Nel proporre questo caso, intendo dare voce al pensiero di chi professa le virtù del libero mercato e della concorrenza, senza se e senza ma, e ritiene di farlo persino in una situazione estrema, in presenza di una emergenza sociale, quale la recente pandemia da coronavirus.

A fine dicembre 2021, in piena emergenza sanitaria, il governo di Mario Draghi aveva manifestato l’intenzione di mettere un tetto al prezzo delle mascherine Ffp2 rese obbligatorie con un decreto emanato poco prima del Natale dello stesso anno. Il provvedimento, infatti, avrebbe causato un notevole incremento della domanda delle Ffp2 ed era prevedibile che, data la scarsità dell’offerta, il loro prezzo, già ben più alto di quello delle mascherine chirurgiche, sarebbe ulteriormente aumentato generando un pesante onere per le famiglie numerose e a basso reddito.

Il governo, insomma, stava pensando di non lasciare fare al mercato ed era orientato a prevenire l’aumento dei prezzi adottando una decisione politica motivata da evidenti ragioni di equità sociale.

L’alternativa “liberista” avrebbe suggerito di confidare nell’operato della mano invisibile. L’aumento della domanda avrebbe fatto salire il prezzo; la crescita del prezzo avrebbe segnalato la carenza di offerta; i produttori avrebbero colto il segnale proveniente dal mercato; le imprese avrebbero fatto nuovi investimenti e avrebbero aumentato la produzione; infine, la concorrenza avrebbe portato alla successiva riduzione del prezzo.

Il 31 dicembre 2021, con un articolo sul Foglio dal titolo “Calma con il calmiere” ( qui ), l’Istituto Bruno Leoni (IBL) è intervenuto nel merito del problema. Ha indicato che “si tratterebbe di una risposta sbagliata a un problema concreto” e ha affermato che “la misura sarebbe dannosa” … “e non potrebbe far altro che inceppare il funzionamento del mercato“.

La fonte (IBL) è particolarmente pertinente in rapporto alle argomentazioni che ho proposto nel post precedente. Infatti, come è rilevabile dal sito web, “L’Istituto Bruno Leoni è nato nel 2003 per promuovere le idee per il libero mercato . . . Le idee proposte da IBL, sul terreno delle politiche concrete, vogliono dare maggior respiro alla società civile e autonomia alle persone, restituire risorse all’economia, liberare la concorrenza e gli scambi e così costruire più benessere e ricchezza per tutti“.

Quali sono le argomentazioni proposte da IBL sul terreno delle politiche concrete? L’effetto del provvedimento, secondo l’Istituto, “sarebbe esattamente quello che la teoria lascia prevedere e che si era manifestato nell’aprile 2020 quando fu posto il tetto di 0,50 euro alle mascherine chirurgiche: le mascherine, già scarse, diventarono ancora più introvabili“.

Provo a interpretare il pensiero di IBL: lo squilibrio tra domanda (in crescita) e offerta (insufficiente) sarebbe stato risolto dall’aumento del prezzo, aumento che IBL ritiene “fisiologico e sano“. Nel breve termine, l’aumento del prezzo avrebbe esercitato un effetto di contenimento degli acquisti delle mascherine e avrebbe ridotto la domanda. In altre parole: le famiglie numerose e a basso reddito, di fronte a prezzi crescenti, avrebbero ridimensionato gli acquisti anche a costo di ridurre la protezione nei confronti del contagio. All’immediato aumento del prezzo avrebbe fatto seguito, nel medio termine, un aumento della produzione. La concorrenza, poi, avrebbe portato a un contenimento del prezzo al valore “normale”, quello determinato dal mercato in regime di libera concorrenza.

Continua infatti IBL: “L’incremento dei prezzi nel breve termine, a fronte di un improvviso aumento della domanda, è fisiologico e sano: serve per attivare capitali e investimenti e aumentare la capacità produttiva“. Questo nel breve termine.

Naturalmente, nel medio termine le cose vanno diversamente, anche perché le mascherine sono una commodity: utilizzata in tutto il mondo, sicché in breve tempo i prezzi sono scesi ben al di sotto del tetto di 50 centesimi. Ma, proprio nel momento in cui servivano di più, l’ordinanza di Domenico Arcuri le aveva rese ancora più scarse“.

Ed ecco, in poche parole, il succo del pensiero di IBL: ” A fronte a una domanda in crescita, mettere un calmiere non può far altro che inceppare il funzionamento del mercato“. Insomma, la politica non alteri il funzionamento del mercato le cui leggi conducono “oggettivamente” e “naturalmente” all’ottimo sociale. In altre parole, lasciamo che il problema sia lasciato allo scrutinio e alle dinamiche del mercato piuttosto che allo scrutinio e alle scelte democratiche. Chiaro? primato del mercato e svuotamento della politica significa compressione della democrazia.

Certo, le leggi del mercato prima di tutto. E le famiglie a basso reddito?

Andrebbe prevista la possibilità per le famiglie a basso reddito di ricevere un certo numero di mascherine mensili e gratuite (o dietro un pagamento di un ticket simbolico, per esempio 50 cent) . . . dal punto di vista dell’equità, si concentrerebbe l’aiuto su chi ne ha bisogno, senza scaricare sull’intera collettività gli effetti perversi di una politica mal disegnata“.

Questa attenzione per le famiglie iin condizioni di povertà è pienamente coerente con il pensiero neoliberale, in particolare con l’insegnamento di von Hayek. Secondo il pensiero di Hayek, nelle economie di mercato neoliberali lo Stato deve fornire alla popolazione un’assistenza limitata e servizi sociali e sanitari meramente di base destinati, in modo esclusivo, alle persone che versano in condizioni di povertà assoluta e di estrema indigenza e deve lasciare che tutti gli altri badino a se stessi provvedendo a soddisfare le proprie esigenze educative, sanitarie, assicurative e previdenziali attraverso i servizi forniti da istituzioni di mercato.

Lo Stato non deve abbandonare quelli che non ce l’hanno fatta, quelli che non hanno saputo cogliere le opportunità fornite dal mercato, quelli che non hanno saputo essere imprenditori di se stessi e sono ai margini del mercato.

A questo proposito, riporto il pensiero di von Hayek in “The Constitution of Liberty” (pag. 285) e ne propongo la traduzione in italiano.

In the Western World some provision for those threatened by the extremes of indigence or starvation due to circumstances beyond their control has long been accepted as a duty of the community. The necessity of some such arrangement in an industrial society is unquestioned – be it only in the interest of those who require protection against acts of desperation on the part of the needy“.

Nel mondo occidentale, il fatto che venga fornita una qualche forma di aiuto a chi è minacciato da forme estreme di indigenza o soffre la fame a causa di circostanze al di fuori del suo controllo è stato da lungo tempo accettato come dovere della comunità. In una società industriale, nessuno dubita che una qualche forma di intervento sia in questi casi necessaria, foss’anche solo nell’interesse di chi chiede protezione contro atti di disperazione da parte dei bisognosi“.

Richiamo l’attenzione sulla motivazione che von Hayek pone alla base dell’intervento statale a beneficio dei meno abbienti: lo Stato lo deve fare quanto meno per proteggere “quelli che ce l’hanno fatta” dai possibili atti di disperazione e di violenza di “quelli che non ce l’hanno fatta”. Questi ultimi vengono privati delle tutele dello Stato Sociale e sono ricambiati con un obolo caritatevole volto a prevenire disordini sociali che potrebbero turbare l’ordine capitalistico.

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